La formazione sulla sicurezza sul lavoro è un obbligo normativo, ma anche un investimento strategico per ogni organizzazione. Tuttavia, un attestato in archivio non equivale automaticamente a una formazione efficace.

Con il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, le autorità pongono ancora più attenzione sulla qualità, coerenza e reale utilità dei percorsi formativi. Non basta più “fare il corso”: bisogna dimostrare che la formazione ha prodotto un cambiamento concreto nei comportamenti, nella consapevolezza e nella prevenzione dei rischi.

Il problema della formazione “di facciata” che non genera valore

Molte aziende, pur rispettando formalmente gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/08, non valutano mai realmente l’impatto della formazione sulla sicurezza. Si limitano a raccogliere attestati e registri firme, senza mai chiedersi:

  • I lavoratori hanno compreso e assimilato i concetti?
  • Le nozioni apprese sono state applicate sul campo?
  • I comportamenti a rischio sono diminuiti?
  • La cultura della sicurezza è migliorata?

Senza una verifica dell’efficacia, la formazione resta una spesa senza ritorno, con il rischio di sanzioni, infortuni e responsabilità in caso di incidente.

Cosa chiede oggi la normativa sulla formazione per la sicurezza sul lavoro

Il nuovo Accordo Stato-Regioni sottolinea che la formazione deve essere efficace, aggiornata e pertinente ai rischi. In particolare:

  • È obbligatorio verificare l’apprendimento dei partecipanti, anche nei corsi online o in videoconferenza.
  • In caso di cambi mansione, nuovi rischi o incidenti, la formazione deve essere rivalutata e integrata.
  • Le autorità possono contestare la validità della formazione se questa non ha avuto un impatto evidente sulla sicurezza.

Valutare l’efficacia reale diventa quindi un requisito implicito di conformità, ma anche uno strumento per migliorare le performance aziendali.

Come misurare l’efficacia della formazione in azienda

Al termine di ogni corso è fondamentale somministrare test scritti o pratici per verificare l’assimilazione dei contenuti. I risultati devono essere tracciati e archiviati, anche in modalità digitale.

Dopo la formazione, è importante monitorare comportamenti e procedure. I lavoratori applicano quanto appreso? Indossano correttamente i DPI? Segnalano i rischi? Il preposto può avere un ruolo attivo in questa fase.

Ogni corso deve avere obiettivi misurabili. Dopo 3, 6 o 12 mesi si può valutare se sono stati raggiunti: riduzione dei comportamenti a rischio, maggiore consapevolezza, uso corretto delle procedure.

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