Tra i rischi più complessi da gestire in ambito di salute e sicurezza sul lavoro vi è il rischio ATEX, ovvero il pericolo derivante dalla presenza di atmosfere esplosive. Sebbene venga spesso associato esclusivamente ai grandi impianti industriali o al settore petrolchimico, in realtà interessa un numero molto più ampio di attività produttive.

Polveri combustibili, gas infiammabili, vapori o nebbie possono infatti creare condizioni potenzialmente esplosive in numerosi ambienti di lavoro, rendendo necessaria una specifica valutazione del rischio. Il D.Lgs. 81/2008 dedica un intero titolo alla protezione dei lavoratori esposti ad atmosfere esplosive, imponendo al datore di lavoro l’obbligo di individuare i pericoli e adottare tutte le misure necessarie per prevenirli.

Comprendere quando è obbligatorio effettuare la valutazione ATEX rappresenta quindi un passaggio fondamentale per garantire la conformità normativa e tutelare la sicurezza dei lavoratori.

Cos’è il rischio ATEX

Il termine ATEX deriva dalla direttiva europea dedicata alle “Atmosfere Esplosive” e identifica tutte quelle situazioni in cui una miscela di sostanze infiammabili e aria può incendiarsi o esplodere in presenza di una sorgente di innesco.

L’atmosfera esplosiva può formarsi a causa della presenza di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili. Quando tali sostanze raggiungono determinate concentrazioni e vengono a contatto con una scintilla, una superficie calda, una scarica elettrostatica o un’altra fonte di accensione, possono provocare esplosioni estremamente pericolose.

Per questo motivo la normativa richiede un’attenta analisi delle lavorazioni, delle sostanze impiegate e delle condizioni operative presenti all’interno dell’azienda.

Quali aziende devono effettuare la valutazione ATEX

L’obbligo di valutare il rischio ATEX riguarda tutte le aziende nelle quali esiste la possibilità che si formino atmosfere esplosive durante le normali attività lavorative o in particolari condizioni di esercizio.

Tra i settori maggiormente interessati rientrano certamente l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica, ma anche molte altre attività possono essere coinvolte.

Le aziende alimentari, ad esempio, possono sviluppare atmosfere esplosive a causa delle polveri di farina, zucchero, cacao o cereali. Anche falegnamerie, mobilifici e industrie del legno devono prestare particolare attenzione alle polveri derivanti dalle lavorazioni, così come mangimifici, mulini, silos e impianti per la lavorazione dei cereali.

Il rischio può inoltre interessare officine meccaniche, depositi di carburante, impianti di verniciatura, aziende che utilizzano solventi infiammabili, distributori di carburante, impianti di biogas, impianti di trattamento rifiuti e numerose altre realtà produttive.

Non è quindi il settore di appartenenza a determinare automaticamente l’obbligo, ma la concreta possibilità che si sviluppino atmosfere esplosive durante le attività aziendali.

Come viene effettuata la valutazione del rischio

La valutazione del rischio ATEX deve essere parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e richiede un’analisi tecnica approfondita delle lavorazioni.

Il datore di lavoro deve individuare le sostanze infiammabili presenti, valutarne le caratteristiche chimico-fisiche, analizzare le modalità con cui possono formarsi atmosfere esplosive e identificare tutte le possibili sorgenti di innesco.

Successivamente vengono classificate le aree a rischio mediante la suddivisione in zone ATEX, tenendo conto della frequenza e della durata della presenza dell’atmosfera esplosiva.

La valutazione deve inoltre definire le misure di prevenzione e protezione più appropriate, che possono comprendere modifiche impiantistiche, sistemi di ventilazione, utilizzo di apparecchiature certificate ATEX, procedure operative dedicate e specifici interventi di manutenzione.

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