Quando si parla di smart working, spesso si tende a considerarlo come un’unica modalità di lavoro. In realtà, dietro il concetto di lavoro agile possono nascondersi situazioni molto diverse tra loro. Alcuni lavoratori svolgono la propria attività da casa, altri utilizzano spazi di coworking, mentre altri ancora alternano luoghi differenti nel corso della settimana.
Dal punto di vista organizzativo questa flessibilità rappresenta uno dei principali vantaggi dello smart working. Dal punto di vista della sicurezza, invece, introduce una serie di variabili che le aziende devono imparare a gestire correttamente.
Le recenti evoluzioni normative hanno ribadito un principio fondamentale: anche quando il lavoro viene svolto al di fuori dell’azienda, il datore di lavoro mantiene precisi obblighi di informazione e prevenzione. Tuttavia, le modalità con cui tali obblighi vengono adempiuti possono cambiare in funzione dell’ambiente in cui il lavoratore opera.
Perché il luogo di lavoro continua a essere importante
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che, nel lavoro agile, il luogo in cui si svolge l’attività sia irrilevante. In realtà, l’ambiente continua a influenzare in modo significativo i livelli di rischio e il benessere complessivo del lavoratore.
L’azienda non ha il controllo diretto degli spazi utilizzati, ma deve comunque fornire informazioni e indicazioni che consentano al dipendente di operare in condizioni adeguate. Per questo motivo è importante comprendere le differenze tra le principali situazioni operative.
Lavorare da casa e lavorare in un coworking comporta infatti criticità differenti, che devono essere considerate nell’ambito della valutazione dei rischi e dell’informativa sul lavoro agile.
Lavorare da casa: i principali aspetti da considerare
La propria casa rappresenta il luogo più utilizzato nello smart working. Proprio perché familiare, però, viene spesso percepita come automaticamente sicura, quando in realtà può presentare numerose criticità.
Molte postazioni domestiche non sono progettate per un utilizzo professionale continuativo. Sedie non ergonomiche, tavoli inadatti, illuminazione insufficiente o spazi ridotti possono favorire l’insorgenza di disturbi muscolo-scheletrici e affaticamento visivo.
Coworking: un ambiente più strutturato ma non privo di rischi
Gli spazi di coworking nascono proprio per ospitare attività lavorative e, in molti casi, offrono condizioni ergonomiche migliori rispetto a quelle domestiche. Scrivanie dedicate, illuminazione adeguata, connessioni sicure e ambienti progettati per il lavoro rappresentano certamente un vantaggio.
Tuttavia, anche il coworking presenta elementi che meritano attenzione. La presenza di più aziende e professionisti all’interno dello stesso spazio comporta una minore possibilità di controllo diretto sulle condizioni operative. Inoltre, la condivisione degli ambienti può generare problematiche legate alla riservatezza delle informazioni, alla gestione dei dispositivi e alla sicurezza dei dati.
Dal punto di vista della salute e sicurezza, il lavoratore deve comunque essere informato sui comportamenti corretti da adottare e sulle modalità di utilizzo delle attrezzature messe a disposizione.
La maggiore strutturazione dell’ambiente non elimina quindi la necessità di una corretta informazione e di un’adeguata consapevolezza dei rischi.
Cosa cambia per il datore di lavoro
La normativa chiarisce che il datore di lavoro non è tenuto a verificare fisicamente ogni luogo utilizzato dal lavoratore in modalità agile. Tuttavia, deve garantire che il dipendente riceva informazioni adeguate sui rischi generali e specifici legati alle modalità di svolgimento dell’attività.
Questo significa predisporre un’informativa aggiornata, coerente con le mansioni svolte e sufficientemente ampia da considerare le diverse situazioni operative che possono verificarsi durante il lavoro agile.
L’obiettivo non è controllare ogni ambiente, ma mettere il lavoratore nelle condizioni di riconoscere i rischi e adottare comportamenti corretti, indipendentemente dal luogo scelto per svolgere la prestazione.